aurélia steiner.la langue toquade

 
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▐ La langue toquade, che è la lingua capriccio, è la langue dessous, la lingua di sotto, c’est l’amour qui parle au désir. La «langue-plat», la langue qui flatte. Le pelotage de la toquade.

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V.S. GAUDIO AURÉLIA STEINER │La langue toquade La langue toquade, che è la lingua capriccio, è la langue dessous, la lingua di sotto, c’est l’amour qui parle au désir. La «langue-plat», la langue qui flatte. Le pelotage de la toquade.

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Le texte qui a pour titre Aurélia Steiner est suivi d’un autre texte du même titre, Aurélia Steiner. Un troisième texte suit qui port également ce titre. (...) On peut, pour plus de facilité, les désigner, dans l’ordre de l’édition, par les titres: Aurélia Melbourne, Aurélia Vancouver, Aurélia Paris. MARGUERITE DURAS (Le navire night, Mercure de France, 1979) Questo testo, che ha ugualmente per titolo Aurélia Steiner, è composto da quattro testi in cui la figura principale è sempre Aurélia Steiner. Il primo testo, quello che riguarda Aurélia de Lisbonne, lo si può designare con il titolo Aurélia Pedregoso; il secondo, che riguarda Aurélia de Vancouver, lo si può designare con il titolo Aurélia Jewess Stone; il terzo, che riguarda Aurélia de Melbourne, lo si può designare con Aurélia Kylie Mynought; il quarto, che riguarda Aurélia de Buenos Aires, lo si può designare con il titolo Aurélia de la Piedra. V.S. GAUDIO (Aurélia Steiner│La langue toquade, Mercurio d’Italia, 2004)

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LA LANGUE TOQUADE ♦ Per Marguerite Duras. Infinitamente. Per la sua Aurélia Steiner. Il mio infinito oggetto “a”. ♦ Un po’ come Borges sospetto che la specie umana –l’unica- stia per estinguersi, e che Aurélia Steiner perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, inutile, incorruttibile, segreta. Oggetto inesorabile illimitato e periodico, da seguire in una direzione qualsiasi, come se la Compagnia di Babilonia[ che è onnipotente e che non solo influisce sulle cose minuscole, sul grido d’un uccello, su una sfumatura nel colore della ruggine e della polvere, sui sogni e gli incubi dell’alba, avendo concesso, qui, una giocata fortunata “per incontrare, nella calma oscurità della propria stanza”, Aurélia Steiner de Tunis, che cominciava a inquietarci e che non speravamo di rivedere e che finirà col farsi “fantasma irreprimibile” per il bagliore didonico, e Aurélia Steiner de Durrës, che, avendo tentato il poeta dell’inseguimento fatale con la sua Shumë-Shalë,finirà col deliziarlo con lo Shummullar] operasse affinché il poeta potesse darsi il godimento per il diritto fatale all’inseguimento di Aurélia Steiner a Barcelona, dove parla catalano[e “traballa de puta i que guanyaria molti diners” come “la russa Svetlana I. de 28 anys que tè un curriculum acadèmic impecable i que ha guanyat 6000 euros durant el seu primer mes de prostituta a l’autovia C-31 de Castelldefelds(Baix Llobregat)”]; a Napoli, dove incanta il poeta con un’allure a kamasutra napoletano; o,forse, ancora, a Guayaquil in Ecuador o a Ushuaja, nella Terra del Fuoco,dove parla quechua; se non a Goa,dove vive un’Aurélia Steiner che ha uno speciale idioletto fatto di portoghese e di sanscrito:

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la langue toquade è infinita, come il numero dei sorteggi della Lotteria di Babilonia, che non è mai esistita e mai esisterà, secondo una congettura; o che,esistendo, è nell’Heimlich paludoso e sommerso di Sibari che dispone dei numeri, del caso e del fato,poiché “la sua vocazione sarebbe di apparire un giorno come verità, mentre qui si tratta di un destino, vale a dire di un gioco sempre più realizzato e mai leggibile”,secondo un’altra congettura di cui riferisce Baudrillard; e che essendo un’interpolazione del caso nell’ordine del mondo, in tutti gli interstizi dell’ordine sociale, con le imposture, le astuzie, le manipolazioni, fa del segreto dell’altro, inutile e periodico, se non inesistente o perfettamente vacuo, l’inesorabilità radicale dell’Heimlich che è l’analemma fantasmatico del poeta. Aurélia Steiner, nella forma eclittica dell’apparire/scomparire, vale a dire nella discontinuità del tratto che taglia corto con ogni affetto, come dice Baudrillard, è la sovranità crudele della parure; fa e disfa le apparenze, con la maschera rituale che continuamente fa evocare e rievocare la sospensione poetica della sua fragilità, la sua parte maledetta, pjesë e mallkùar. ♦

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AURĒLIA JUDĒJA PEDREGOSO Aurélia Steiner de Lisbonne

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Aurélia Steiner, quella che abita a Lisboa, non è quella donna estremamente colta di Karachi che ha ancora due passioni: se faire mousser le créateur e Maria Callas. E che mentre si rotola su sei tappeti Bakhtiari ascolta un’edizione pirata della Fedora. Aurélia Steiner, con questa musica, il suo piacere sessuale non lo raggiunge. E anche se a volte passano due ore d’incompatibili estasi prima di raggiungere il momento fatale, Aurélia Steiner non sopporta Maria Callas. Il marinaio, che ha gli occhi blu e i capelli neri, è in un bordello di Honolulu e sta infilando il pene semieretto in un buco parzialmente chiuso da due lembi di gomma della macchinetta [simile ad un distributore di sigarette] che, ronzando e vibrando, si mette a ruotare avanti e indietro? Le marin à cheveux noirs est derrière la fenêtre ouverte. Il la regarde. Il lui demande d’où ell’est. Elle dit ne pas savoir. Il lui dit qu’il était sur la plage lorsqu’elle se baignait dans la mer.

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Il ne souvient pas bien de celle qu’il a rencontrée dans la ville ce matin, il doit avoir rencontré une autre personne. Aurélia lui demande de laquelle il a le désir. Il lui dit de celle du matin. Aurélia Steiner lui dit que c’était elle. Em Lisboa Aurélia Steiner lhe dize: eu quero os dar um nome. O nome que pronunciará, que não entenderá por que Aurélia Steiner lhe pedirá de fazê-lo, de repeti-lo sem um porque. Il marinaio decifra lentamente il nome che Aurélia Steiner ha scritto su una pagina bianca, la guarda per capire se ha letto correttamente. Aurélia Steiner non dice niente. Elle s’allonge près de lui. Lui non sa come dire il nome, in quale lingua, poi getta il foglio, si avvicina ad Aurélia Steiner, la guarda e le parla con il nome. Le toglie i vestiti con cura. Ha un tempo lunghissimo davanti a sé. Comincia a scoprire il corpo di Aurélia Steiner.

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Aurélia Steiner non guarda sempre, ascolta. Talvolta lui dice il nome tutto intero. Talvolta dice solamente il nome. Talvolta solo il cognome. Non sa dire altro. Glielo dice nei baci, le labbra sulla pelle, glielo dice a bassa voce, glielo grida, la chiama all’interno del corpo, sulla bocca, contro il muro. Talvolta si immobilizza in una tensione, in un contenimento, che lo fa gemere, perde allora la memoria dei nomi, e, poi, tout bas, di nuovo glielo dice con uno sforzo doloroso come se lo stesso profferire ne fosse la causa. Egli dice: Juden, Giudea Aurélia, Juden Aurélia Steiner. E non è a Perth, in Australia, non è Aurélia quella giovane ventiseienne che se colle une douce accosciata sul viso di un vecchio di settantanove anni che, supino, joue au billard anglais à son tour. Le marin n’a pas le braquemart complètement dressé. Aurélia Steiner gli dice di prendersi tutto il tempo che desidera.

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Inginocchiata a un confessionale della cattedrale di Lisboa sta dichiarando la sua inveterata abitudine à s’arsonner. Il se tient à l’entrée du corps d’Aurélia Steiner, reste là, toujours avec le soin extrême de mener le bout, et seulement la tomate, la caboche, extrême supplice jusqu’à son terme. Mentre il sacerdote l’assolve, proprio in quel momento lei s’alza, solleva la gonna e rivela l’abricot fendu. Aurélia Steiner non è a Vancouver sdraiata sul fondo di una vasca da bagno senza acqua che dirige il getto del “Water Pik” sul clitoride nudo, en con nu. L’acqua pulsante la tiene deliziosamente sulla soglia dell’orgasmo. Le marin inconnu remplit plusieurs fois le “Water Pik”. Puis remplit le Calibistrix d’Aurélia Steiner. La lentezza fa gridare gli amanti. Di nuovo lui dice i nomi, li ripete piano, ancora.

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Ha ancora detto i nomi, li ha ancora ripetuti, ma senza voce, in una brutalità ignorata, avec un accent inconnu. Aurélia Steiner è seduta come una violoncellista ventiquattrenne, nuda, a gambe divaricate, su uno sgabello nella sua camera da letto, à Lisbonne. Gli ha sentito dire che i suoi occhi bruciavano per aver guardato la bellezza di Aurélia Steiner. Che son bateau partait à midi, mais qu’il ne serait pas à bord, que le bateau partirait sans lui, qu’il désirait rester avec elle, Aurélia Steiner che com a esquerda tem abertas as labias do sexo mentre con la destra si passa la punta dell’archetto sul con nu in un lieve tremolo. Gli dice che lei non appartiene a nessuna persona definita. Che non è libera di essere se stessa. Che, a Catanzaro, c’è un Museo, in cui una custode, incaricata di sorvegliare l’ultimo piano, mentre contempla, nella sala non riscaldata, un devoto e muscoloso San Giovanni Battista, attribuito a un inconnu seguace di Caravaggio, se faz espumar o criador sob o pesado sobretudo de lã. La custode non è Aurélia Steiner, l’Aurélia Steiner di Catanzaro. È Aurélia Petrone, l’Aurélia Petrone di Catanzaro. C’è, invece, alla Galleria Nazionale delle Marche, un custode che se secoue le bonhomme

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contemplando le figlie di Lot di Battistello, ed è un fervente “sensualista ascetico”1, che ha lottato per tutta la vita per fondere, in un’unica rivelazione, i piaceri della pittura e della Bataille des Jésuites. Gli dice che a Urbino Aurélia Steiner, che è una delle figlie di Lot, proprio in quel momento in cui lei lo stava rivelando, stava commettendo il peccato. Il est trois heures de l’après-midi. Derrière les arbres il y a le soleil, la lumière est plus baisse à Urbin que à Lisbonne ou à Catanzaro. 1 Come lo intende Harry Mathews in Singular Pleasures, P.O.L. éditeur 1983. Allo stesso testo sono riconducibili alcune figure che doppiano Aurélia Steiner a Vancouver, a Perth, in altri luoghi del mondo, o sua madre a Cascais. Nella “la ngue dessous”, i piaceri singolari di Mathews, che, non dimentichiamolo, attengono a quella che abbiamo chiamato “masturbazione cinematografica” in contrapposizione alla “masturbazione teatrale” in cui il lettore colma l’astanza scenica con il suo esercizio fantasmatico (cfr. V.S. Gaudio, T.A.T., Semiologia dell’approccio tattile, © 1998) entrano qui nello scenario immaginario in cui dovrebbe essere Aurélia Steiner, il cui fantasma è giocato tra le esigenze della realtà geografica e i suoi derivati inconsci. Con la “langue toquade”, o “dessous” o “amour”, quel che si vuole, Aurélia Steiner, o sua madre, entra in scena figurando nelle fantasie geografiche del marinaio dai capelli neri. Perciò, riferendoci all’apparizione dell’Aurélia Petrone di Catanzaro, non è escluso che anche quell’altra signora bionda di Bari, “che ha un sorriso che delizia la platea [che] sta allestendo un pompino i cui tempi e modi vengono sollecitati dal marito, che è nella buca del suggeritore [al Petruzzelli di Bari]” (cfr. V.S. Gaudio, Manualetto della Mano Morta, edizione bootleg Scipioni, Viterbo 1997) possa essere Aurélia Petrone. L’Aurélia Petrone di Bari, che, “grazie alla perizia orale della [sua] bocca-delizia e al magistrale controllo dell’uomo”, fa arrivare il Bonheur puntuale alla fine del melodramma. Lo splendido deretano di Aurélia Petrone, la signora bionda di Bari, è stato anche lo Zahir (cfr. Aurélia Steiner de la Piedra) di un ippologo che, con una “Guida illustrata alla Monta”, disteso su un letto del “Grand Hôtel d’Oriente” di Bari, raggiungeva il Bonheur fantasmando che Aurélia Petrone fosse, di volta in volta, una cavalla da monta, una purosangue Araba, un’Anglo -araba, un’Andalusa, una Kladruber, una Knabstrup, finalmente un’Akhal-Teké, che con i riflessi metallici del suo mantello isabella chiaro e dorato lo abbacina (cfr. V.S. Gaudio, op. bootleg cit.).

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Ela se chama Aurélia Pedregoso, Aurélia Judéja, Aurélia Judéja Pedregoso. Ela habita Lisboa. Ela tem dezoito anos. Sua mãe, que se chama Aurélia Pedregoso, tem quarenta e seis anos e há dedicado muito do seu tempo à busca sexual, ma è colta da un piacere tutto nuovo il giorno in cui a Cascais entra in un emporio di nautica. A pomeriggio inoltrato la donna vi fa ritorno per nascondersi fino all’ora di chiusura e passare tutta la notte a sfiorarsi ripetutamente con delle corde, con anelli da ormeggio, con catene da ancoraggio, tutte le attrezzature degli uomini che vanno per mare, les marins à cheveux noirs, os marinheiros do cablo preto. O dia seguinte à manhã acquisterà del cordame per servirsene a casa. Les bateaux du port sont couchés sur leur flancs, démâtés. Dans le ciel glacé le soleil est cru et plein. Toute la ville s’endort dans ce plein jour tranchant et immaculé du ciel d’orage. La mer est là, à sa place, rangée dans son trou.

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Aurélia Pedregoso marche, revene de l’exil de la nuit, de l’envers du monde, elle traverse Lisbonne, toujours cette magreur de la jeunesse, a maneira de andar de Aurélia Pedregoso através de descidas verticales e subidas colinares, o elevador de Santa Justa, através da Baixa e o Bairro Alto, a rua Garrett, o elevador da Gloria, o elevador de Bica que junta rua de São Paulo com o largo Calhariz e o elevador do Lavra. Lui la cherchera, elle, celle que lui avait croisé ce matin dans la ville et que lui avait regardée. Por esta roupa leve talvez e por esta maneira de andar, o modo azul de andar de Aurélia Pedregoso, a profundidad do mar há a maneira atlântica de andar de Aurélia Pedregoso. Menina, namorada, amor, criança, meu pombinho, meu carinho, o doce para mim. L’ho chiamata con nomi diversi, da quello di Aurélia Pedregoso. Vers le soir, ici, il y a toujours de coups de lumière, golpes de luz ao horizonte, do mar a luz atlântica,

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mesmo se o tempo tem estado abrigo durante todo o dia, mesmo se há chovido, las nuvemes, em um istante, afastam-se e deixam passar a luz do sol, a luz atlântica do mar. A luz areja azula, a maneira de Aurélia Pedregoso, o seu ar, a sensualidade do ponente, a perturbação do meio vento sopra con la diagonalità e l’inclinazione ripida do seu porte leve-lateral e lente para a frente, leggero-laterale e lento in avanti, o porte, a maneira azula, a maneira ponente de andar de Aurélia Pedregoso. Leggera e laterale, di bolina stretta come se ricevesse o meio vento con un angolo di circa 30° sobre o cu: aperta ao máximo vento, rete a luz atlântica, esta fica, há a caminhada da luz atlântica a ponente, ao crepúsculo. A noite, ainda. Aurélia Pedregoso está voltada atè sua casa e, aspettando lui, mi scrive. Tremula del desiderio di lui, damasco rachado mi ama. Si ricorda di lui con me, porque eu sou isto que não havia. Sono l’inesauribile, l’inalterabile luogo del mondo.

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Ha diciotto anni. Non so il suo nome. Ho i capelli neri e sono dietro la finestra aperta. Mi guarda. Mi chiede di dove sono. De onde você è? Le dico di non saperlo. Mi dice che era sulla spiaggia quando io stavo sul trenino che percorre tutta la costa fermandosi ad ogni spiaggia, o stavo prendendo il battello che da Praça do Comércio va verso Cacilhas, o stavo passando per il Cais do Sodré o per la Rua do Arsenal. Io le dico di non ricordarmi di quella che ho incontrato stamane all’uscita dell’emporio di nautica a Cascais. Lei mi chiede della donna che desidero. Quem è a mulher que tu desejas? Le dico che è quella del mattino. A mulher è aquela da manhã. Mi dice che era lei e che elle vait me donner un nom. Mi dice il nome: Aurélia Steiner. Lo scrive su una pagina bianca e me la porge.

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